“Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce ” (Lao Tse)

E’ bello quando le energie delle persone si sposano con quelle di un luogo speciale! E’ successo sabato 12 ottobre a Perugia, quando l’incontro del Summit Nazionale delle Diaspore, organizzato in collaborazione con l’ONG Tamat, è stato ospitato dal primo Ostello Internazionale della città, crocevia di incroci provenienti da tutto il mondo fin dal 1974. In apertura dei lavori Mirko Tricoli, referente AICS, dice:

“E’ importante capire il nesso tra migrazione e cooperazione  e farlo insieme a tante associazioni delle diaspore, agli scout e ai referenti istituzionali, in questo luogo che marca la storia dell’accoglienza, è un vero piacere per noi oggi”

Dopo i saluti istituzionali e la presentazione di tutti i partecipanti, provenienti da realtà eterogenee del territorio umbro (rete scout, associazioni, ONG, cooperative, consolati e istituzioni) i lavori della giornata partono proprio da una spiegazione del ruolo dell’AICS e della legge 125/14. Da subito emerge l’importanza della creazione di reti e della complementarietà delle competenze, che rende fondamentale l’apporto della diaspora nella cooperazione allo sviluppo.

C’è un’assunzione di responsabilità e di protagonismo delle diaspore e delle ONG. Fare cooperazione significa accettare che solo l’unità fa la forza: bisogna mettere in contatto chi conosce il paese, chi sa gestire i fondi, chi sa rendicontarli e chi sa fare le attività. La cooperazione è una cosa seria, anche se l apolitica ultimamente ha cercato di demolirla.” (Alessandro Vestrelli ,  Programmazione e sviluppo della rete dei servizi sociali e integrazione socio-sanitaria- Regione Umbria)

Anche la referente Sezione Immigrazione, Protezione Internazionale, Promozione della Cultura della Pace, Giovani della Regione Umbria, Eleonora Bigi, concorda con questa visione e sostiene che più che mai in questi anni la cooperazione internazionale debba avere un file rouge strettissimo con i percorsi di integrazione che si fanno in italia.

“Con le rigidità che si sono venute a creare nel sistema di accoglienza è fondamentale: se il cittadino che ha perso la possibilità di rimanere nel nostro territorio viene appoggiato in un rientro, devono esserci programmi che lo seguano adeguatamente in questo passaggio, sia qui che nel paese d’origine.”

Le fa eco Colomba Damiani, dell’ONG Tamat

“Negli ultimi anni lavoriamo anche sull’accompagnamento nei rientri, stiamo costruendo una metodologia sostenibile, che segua le persone nel passaggio dall’Italia al paese di origine, iniziando con attività preparatorie proprio da qui. Come abbiamo fatto con Salif, che ha espresso il desiderio di rientrare in Burkina ed ha seguito una formazione funzionale all’apertura di una piccola attività commerciale nel suo paese. Lavoriamo sempre in una logica bidirezionale. I partner locali dei nostri progetti ci sono quasi sempre indicati in Italia da soggetti della diaspore e contemporaneamente riportiamo sul territorio italiano buone pratiche apprese nei paesi emergenti, come ad esempio la coltivazione del gombo, molto usato nell’alimentazione dell’Africa Occidentale, che oggi cresce qui a Perugia nel nostro progetto Orti Urbani per una città sostenibile (FAMI)”

Nel pomeriggio due gruppi di lavoro hanno discusso rispettivamente di Reti & Partenariati e di Comunicazione sulle migrazioni. Quali sono gli elementi critici della comunicazione? Cosa vorreste cambiare? Queste le domande principali che hanno animato la discussione del secondo gruppo gruppo.

 

Secondo Luciano – attivissimo rappresentante del Centro internazionale per la Pace di Assisi, bisogna prima di tutto cambiare il concetto comune di migrazione “La diaspora deve porsi un problema politico: fare una battaglia per difendere la migrazione come diritto naturale, pre-politico e inalienabile. Questa è l’unica battaglia da fare nel futuro. E’ il tempo di essere radicali

Ci ha colpito la consapevolezza dei partecipanti rispetto al fatto di essere precursori di un mondo diverso, che hanno il dovere di divulgare e far conoscere. Altrettanta consapevolezza riguarda però le chiusure della gente comune. Maria, insegnante di inglese proveniente dallo Zambia, racconta ad esempio come già nei bambini delle materne e delle elementari si possano distinguere chiaramente atti di discriminazione razziale.  E Walter, originario del Cameroun, racconta di come abbia imparato a reagire con l’ascolto e l’ironia ad episodi inequivolcabili, come quando all’uscita dal supermercato con le borse della spesa il direttore si è rivolto a lui intimandogli di non chiedere più l’elemosina lì davanti.

Tutti d’accordo nel sostenere la necessità di raccontare storie positive, che presentino persone e non categorie, descrivendone l’unicità e le caratteristiche oltre gli stereotipi.  Bisogna puntare molto sul concetto che il mondo è cambiato sotto tutti i punti di vista: climatico, economico, politico e di comunicazione. In quest ottica la migrazione deve essere presentata come diritto e conseguenza naturale di questi cambiamenti, con una coerenza tra sviluppo umano e trasformazione sociale. Rifacendosi alla metafora di Lao Tse citata dall’Assessore Vestrelli, bisogna mostrare la foresta che cresce, non il singolo albero che cade.

Il gruppo Bandi & Reti, riporta invece osservazioni sul fatto che le competenze necessarie per accedere ai bandi di cooperazione siano molto alte e che le associazioni locali spesso non abbiano capacità o figure di riferimento per gli aspetti amministrativi e burocratici ma nemmeno per una buona narrazione di se stessi e di ciò che fanno. Con il referente della Regione Umbria presente nel gruppo si è insistito sulla necessità di formazione e strutturazione, in modo che le associazioni siano sempre più autonome.  Ma emerge chiaramente anche la necessità di creare sempre più parternariati e reti perché mettendosi insieme anche le organizzazioni più piccole possano avere delle chance.

Speriamo che questa collaborazione  tra le associazioni delle Diaspore sul territorio possa rinforzarsi e che al Terzo Summit Nazionale delle Diaspore che si terrà a Roma il 14 dicembre 2019, anche le organizzazioni Umbre possano portare una loro rappresentanza nella costruzione di un Forum Nazionale delle Diaspore, obiettivo finale di questi incontri.

Grazie a tutti per la partecipazione!

Foto: @YleniaPepe