I problemi dello sviluppo sono drammatici,
ma creano delle sperimentazioni fantastiche!
Operare con le diaspore significa portare un raggio di sole che è utile per i paesi nel Sud del mondo,
ma anche per realtà del Sud come Palermo.
Questo è uno dei motivi per cui ci occupiamo di cooperazione internazionale.

(Sergio Cipolla, Presidente CISS- Cooperazione Internazionale Sud Sud)

Lo scorso 1 dicembre si è svolto a Palermo l’ultimo incontro territoriale del Summit Nazionale delle Diaspore per il 2018. Un incontro rilevante per due motivi di segno opposto: la qualità dei contenuti emersi e il grado di frammentazione delle diaspore che gli stessi partecipanti hanno descritto.

Ogni straniero è un cooperante dice Ibrahim Ouattara Kobena, presidente della Consulta delle Culture di Palermo, parlando della realtà delle diaspore della città e dando consigli preziosi sul rapporto da intraprendere nel comunicare con gli enti locali ed i rappresentati delle comunità.

Dalle testimonianze emerge il desiderio di consolidare le reti territoriali esistenti, partendo dai giovani e dalle realtà informali. La crisi emergenziale a livello politico, sociale e culturale, induce a doversi unire per condividere le competenze. L’obiettivo condivisibile per tutti è quello di creare una società migliore, una società democratica con educazione alta per tutti i giovani. Secondo alcuni dei partecipanti bisognerebbe stimolare la mobilità dei giovani in Sicilia, che siano autoctoni o stranieri, perché si fortifichino viaggiando, imparando da altri territori quali siano gli obiettivi e le buone pratiche da perseguire.

In Sicilia esistono reti di associazioni estremamente informali che cercano di cooperare insieme, ma non sono assolutamente strutturate, forse perché non sentono il bisogno di istituzionalizzarsi ma di rimanere libere per aver più potere di agire. La loro esistenza è positiva, ma c’è una potenza che ancora non è sfruttata al massimo.

Uno dei problemi, per fare un esempio, sembra essere la difficoltà di coinvolgere le periferie, dove c’è tanto potenziale che non viene ricercato ed impiegato. Esiste ad esempio un Forum Antirazzista che vuole cambiare la narrativa sulla migrazione, lavora in generale sulle discriminazioni ed è composta da associazioni, singoli, reti formali ed informali. Il forum lavora anche con le diaspore ma soprattutto con stranieri e autoctoni sulle tematiche legate ai diritti umani.

I partecipanti all’incontro, di diverse provenienze geografiche, non sembrano sentire il bisogno di un ombrello focalizzato sulle diaspore ma preferiscono operare in ambienti misti come quelli che già esistono: “Se mettiamo delle barriere geografiche vuol dire che non riusciamo a cooperare insieme!”. E non sentono il bisogno di creare reti nuove, ma di lavorare sul rafforzamento delle esistenti.

Secondo loro, inoltre, la politica e la comunicazione dei media danno una percezione sbagliata del paese, che induce molte persone a spostarsi. La fuga di cervelli è una realtà che impoverisce il paese e rispetto alla quale bisognerebbe creare delle politiche sociali integrate, mirate all’intera popolazione, e parlare di migrazione anche in questo senso.

 I social media parlano solamente degli aspetti negativi della migrazione, spetta ai migranti e alle associazioni  assumere la responsabilità di comunicare gli aspetti positivi in modo serio. Pur essendoci una forte tendenza a delinquere, legata alla mancanza di opportunità e alternative, vanno valorizzati i modelli positivi, che sono la maggior parte. La responsabilità di cambiare la narrativa è dei protagonisti, che devono prima di tutto incarnare modelli positivi, nel rispetto delle leggi del paese, e poi fare in modo di raccontarli.

Un protagonismo, quello dei migranti e dei rappresentanti delle diaspore incontrati a Palermo, che si traduce anche in un senso di gratitudine:

Mi sento in dovere di dare a questo paese le mie competenze, la mia vita per avermi salvato! È una cosa che sento dal profondo del mio cuore— sento di dover contribuire; sento un forte senso di responsabilità”