L’incontro di Parma, un’occasione di apertura e scambio

Parma è una città viva e in fermento, lo dimostra la partecipazione intensa ed attiva all’incontro territoriale del 9 marzo. Circa 50 persone di 17 diverse nazionalità (Madagascar, Italia, Russia, Albania, Sudan, Tunisia, Perù, Romania, Brasile, Camerun, Ucraina, Marocco, Etiopia, Eritrea, Costa d’Avorio, Nigeria e Burkina Faso) hanno presenziato alla giornata presso il Forum Solidarietà/ Centro Interculturale.
L’incontro si è aperto con il saluto da parte dei rappresentanti del Forum Solidarietà, del Presidente del Centro Interculturale, del Presidente della Consulta dei Popoli e dell’assessore alla partecipazione e ai Diritti dei Cittadini.

Come dice Simao Amista, dell’associazione Kemet Club, la giornata è stata ricca di imput:

 

Tra i temi più dibattuti, i criteri di accesso ai bandi AICS. Le associazioni presenti hanno dichiarato di trovarsi in difficoltà a rispondere ai requisiti richiesti, soprattutto per quanto riguarda il volume delle risorse finanziarie gestite e la certificazione dei bilanci, ma anche su questioni meno cruciali come la possibilità di avere assistenza nella stesura dei progetti e nell’acquisizione di un linguaggio tecnico progettuale. A questo proposito è stata sottolineata l’importanza della messa in contatto con i centri di servizi per il volontariato presenti sul territorio e Cleophas Adrien Dioma – coordinatore Summit Nazionale delle Diaspore, ha specificato:

“Non basta appartenere ad un certo paese per poter fare cooperazione, bisogna avere le competenze e le capacità adeguate per esempio per scrivere un progetto, fare un bilancio ed è per questo che abbiamo inserito nel percorso del Summit la formazione. Questo è anche il motivo per cui il Summit tiene alla presenza delle entità locali e delle ONG negli incontri, proprio per non lasciare le realtà associative da sole nel fare il salto di qualità richiesto.”

Durante la mattinata, molto interesse ha suscitato il tema della partecipazione politica delle associazioni, la necessità di mettersi in rete e di creare una massa critica coesa su obiettivi comuni, pur non rinunciando alle specificità di ogni singola realtà associativa.

I gruppi di lavoro pomeridiani hanno poi portato contributi notevoli alle riflessioni del Summit, in particolare il working group sulla Comunicazione, caratterizzato da una forte presenza di nuove generazioni, che ha invitato tutti a comunicare il valore aggiunto delle comunità inclusive e il grande vantaggio che ne può trarre il paese, perché dobbiamo ripartire da ciò che ci unisce anziché da ciò che ci divide”. E la frase suona come un monito in questo momento storico segnato da divisioni e ostilità sempre più profonde.

Lo stesso gruppo ha articolato riflessioni profonde sulla comunicazione della cooperazione e delle migrazioni. La narrativa che si accompagna solitamente alle iniziative della cooperazione si muove sui concetti di aiuto e solidarietà. Sarebbe utile che le diaspore evidenziassero anche cosa hanno da dare i paesi oggetto degli interventi  e che si cominciasse a guardare alla cooperazione come ad una relazione dare/avere. Ciò significa presentare i paesi destinatari di interventi come luoghi che necessitano di alcuni azioni di supporto, ma che sono anche ricchi di altre risorse di cui potrebbero beneficiare grandemente tutti gli attori della cooperazione.

Perché tutto ciò accada, è però necessario che le diaspore imparino davvero a rappresentare se stesse e formino comunicatori al loro interno: fotografi, attori, registi, giornalisti, etc…, che siano in grado di raccontare non solo il folklore delle tradizioni ancestrali ma anche la contemporaneità e la modernità dei propri paesi d’origine.

Come dice Michela Fantozzi, dell’Associazione Arising Africans, la giornata è stata una vera occasione di apertura e scambio….perchè, come suggerisce il claim del Summit delle Diaspore, per costruire insieme, prima è necessario Esserci e Conoscersi!

 

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