Si è tenuto il 13 aprile a Crotone, negli spazi del comune e dell’ARCI, un incontro rivolto a tutti i cittadini, italiani e migranti, attivi nel mondo delle migrazioni e della cooperazione, con l’obiettivo di discutere insieme le istanze del territorio e conoscere le opportunità che il sistema italiano offre per accedere ai programmi di cooperazione allo sviluppo.

Il territorio crotonese è fortemente connotato da una migrazione di transito, con alta presenza di richiedenti asilo e rifugiati. Gran parte dell’attenzione della società civile e delle autorità locali è quindi assorbita dai temi della prima accoglienza e dell’accesso ai servizi. Nonostante questo è stato possibile raccogliere un grande interesse ed entusiasmo verso la possibilità di incontro fornita dall’evento del Summit.

“Le associazioni che operano nel settore dell’immigrazione dialogano poco. Crotone è una città piccolissima e vorrei che si incentivassero l’incontro e il dialogo, perché siamo in un momento critico. Ogni realtà è chiusa in sé stessa. Per questo come primo obiettivo di Gwuja ci siamo dati quello del dialogo con le altre associazioni di Crotone. Ci sono persone che si conoscono già da tanto, ci vorrebbe poco per incentivare la comunicazione, ma c’è molta riservatezza fra le diverse realtà e difficoltà ad uscire dal contesto crotonese e collaborare con le associazioni del resto della Calabria” (Hassan (Associazione mista ARCI Djigwuiya)

Secondo la psicologa dell’ARCI esistono pregiudizi negativi verso gli immigrati sul territorio crotonese. Questo perchè il percorso di accoglienza che dovrebbe essere emancipante si trasforma spesso in semplice accompagnamento nella fruizione dei servizi. Anche in questo caso, però, il problema è la mancanza di possibilità di incontro “Se mancano possibilità di relazionarsi, lo spazio a disposizione viene occupato soltanto dal pregiudizio”. E’ dunque necessario creare punti di incontro tra beneficiari SPRAR e cittadinanza, perchè senza uno scambio iniziale non si arriva nemmeno alla creazione di associazioni di migranti. Secondo lei sarebbe auspicabile arrivare ad associazioni miste e non solo legate alle comunità.

Hassan rappresenta l’associazione mista ARCI Djigwuiya.

La costituzione della nostra associazione nasce da un senso di responsabilità verso le nostre comunità. C’è un forte bisogno di assistenza nell’affrontare la burocrazia, nell’accedere ai servizi. Il mutuo aiuto c’è sempre stato ma abbiamo scelto di strutturarlo attraverso l’associazione, affinché potesse anche rappresentare la comunità intera in maniera ufficiale. Purtroppo infatti, non vengono prese in considerazione le nostre competenze, veniamo visti come strumenti (ad esempio io che sono mediatore) senza capire che potremmo fare di più, anche semplicemente perché conosciamo le nostre realtà d’origine e le nostre dinamiche.

Il messaggio della città di Crotone, dunque, è forte e chiaro: un appello a tutte le realtà locali perché si creino spazi e occasioni di incontro che mettano in relazione comunità migranti e comunità autoctone, in un circuito virtuoso che consenta ad italiani e non italiani di riappropriarsi di un percorso culturale e politico senza schiacciarsi sui servizi. E il concerto di Djana Sissoko, talentuosa musicista espressione delle nuove generazioni, è stato un piacevole esempio in questa direzione.