Sabato 11 maggio il team del Summit Nazionale delle Diaspore si è recato a Udine, dove ha incontrato Sara Tesi, referente della regione autonoma Friuli Venezia Giulia e varie associazioni delle diaspore attive sul territorio, vivace e dinamico in termini sia di presenze associative che di esperienze acquisite.

Nella regione risiedono 106.161 immigrati, che corrispondono a circa l’8% della popolazione. 40 le cittadinanze più significative, con una rappresentanza prevalente proveniente da Romania, Albania, Serbia, Marocco, Cina, Bangladesh, Ghana, Macedonia, India, Nigeria, Moldova, Senegal, Filippine, Burkina Faso e Algeria. Un melting pot molto interessante che in Friuli Venezia Giulia ha trovato piena cittadinanza.

Stiamo lavorando da parecchi anni con associazioni migranti per partecipare ai bandi della Regione. Molte associazioni sono state promotrici dei rapporti fra istituzioni italiane e paesi d’origine, hanno contribuito alla stesura della legge sull’immigrazione del 2007, una delle più importanti varate dalle Regioni. Siamo sempre stati all’avanguardia rispetto alle migrazioni. Oggi ci sembra utile portare in Regione, attraverso il Summit, il riconoscimento delle associazioni delle diaspore come protagonisti della Cooperazione Internazionale. Per questo dobbiamo riprendere le fila e costruire una rete che funzioni, un gruppo di persone che possano rappresentare la società civile e dire qualcosa anche a livello politico. [Umberto Marin, Ass. Time for Africa]

Come prima cosa, quindi, l’incontro rivela un forte dinamismo delle organizzazioni del territorio e un notevole patrimonio di esperienze e competenze che, se messe a sistema, esprimono indubbiamente un valore aggiunto e un livello avanzato rispetto a molte altre regioni italiane.
Si rilevano però anche alcune difficoltà. In primo luogo le stesse incontrate in altri territori in cui il Summit si è recato, legate alla natura volontaristica delle attività delle associazioni delle diaspore. Dover conciliare il lavoro strettamente detto con le attività delle associazioni impedisce l’accesso ad un percorso di professionalizzazione e, conseguentemente, rende più complicato soddisfare i criteri di iscrizione alla lista di OSC finanziabili da AICS, per – ad esempio –  budget troppo bassi gestiti negli ultimi 3 anni e assenza di bilancio certificato.

Più specifici di questo territorio, invece, i problemi legati alla co-progettazione, dovuti alla difficoltà nel definire obiettivi e priorità geografiche o tematiche comuni. Le associazioni presenti hanno sottolineato anche la scarsità di fondi regionali dedicati alla migrazione, cosa che rende il fondo per la Cooperazione di importanza cruciale.
Secondo molti dei presenti sarebbe necessario lavorare ad un progressivo miglioramento delle competenze delle associazioni delle diaspore in termini di elaborazione, gestione e rendicontazione di progetti di cooperazione internazionale. Servirebbe in questo senso una formazione specifica e la creazione e condivisione di un database regionale di associazioni aggiornato, finalizzato ad una maggiore conoscenza reciproca.

A nostro avviso la chiave per mettere a sistema e valorizzare le già alte competenze incontrate in questo territorio, sarebbe la creazione di reti con obiettivi e valori comuni, espressione diretta delle diaspore. Reti a cui le OSC italiane potrebbero essere di supporto senza sostituirsi ad esse in termini di coordinamento e gestione. Per far questo bisognerebbe lavorare ad un sistema di rappresentatività delle varie associazioni (sistema elettivo) i cui portavoce potrebbero riunirsi in un forum regionale e successivamente partecipare a coordinamenti nazionali attraverso l’elezione di un rappresentante regionale.

Un percorso non facile, per il quale però questo territorio, forte di anni di esperienza, sembra essere pronto. Noi abbiamo fiducia e aspettiamo le associazioni di questa regione al Terzo Summit Nazionale delle Diaspore, che si terrà a Roma il 14 dicembre 2019. Sappiamo che avranno tanto da raccontare!

Last but not least…durante la giornata Ndack Mbaye ha presentato il  documentario “Afrodiscendenti italiani tra etnia, cittadinanza e nazionalità”.

Vogliamo riuscire a spiegare che siamo qualcosa di diverso, un “prodotto” nuovo che trova oggi le parole per descriversi distinguendo i concetti di etnia, cittadinanza e nazionalità. “Immigrato” è per noi sinomimo di cittadino piuttosto che di straniero. [Ndack Mbaye]

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