Il 5 e 6 aprile 2019 si è tenuta a Milano la terza tappa di “The Smart Way”: Formazione e Coaching. Un percorso innovativo che unisce elementi tecnici per pianificare e/o gestire progetti, ed elementi di training e conoscenza interpersonale.
“The Smart Way” è parte del percorso del Summit Nazionale delle Diaspore, per questo si rivolge prevalentemente alle associazioni della diaspora interessate alla cooperazione.

Milano è un territorio informato sulle iniziative che la regione offre, colmo di associazioni attive e con un’esperienza diversificata nella cooperazione internazionale. Molti dei partecipanti avevano già svolto attività di cooperazione internazionale nei paesi d’origine, collaborando con diverse realtà come OIM ed AICS, ed erano pertanto interessate a ricevere ulteriori strumenti tecnici per rafforzare le proprie esperienze.

La prima giornata si è aperta con un’attività di coaching finalizzata all’ascolto attivo, che ha permesso ai partecipanti di conoscersi da vicino e di far emergere elementi interpersonali importanti. La mattina è proseguita con lezioni frontali sulle forme di governance ed un focus sulla riforma del terzo settore.
La seconda parte della giornata è stata invece dedicata alla metodologia e tecnica di redazione dei progetti.

“Quando si progetta, la lettura di un contesto (fatto soprattutto di persone) dev’essere fatta coinvolgendo anche il proprio intuito e se vogliamo anche le nostre emozioni. In questo senso il progetto può tramutarsi in uno strumento ancora più efficace. Bisogna toccare e vedere, piuttosto che stare su un divano a scrivere un progetto”
[Alessandro Botta- Formatore The Smart Way]

Anche la seconda giornata si è aperta con un’ attività di coaching particolarmente emozionante, in cui i partecipanti sono invitati a lavorare in coppia, guardarsi negli occhi e restituire ciò che in modo empatico riescono a leggere della persona “sconosciuta” che hanno davanti. Come spesso si dice gli occhi sono lo specchio della nostra anima: siamo abituati ad essere i peggior nemici di noi stessi ed un’altra persona che non ci conosce in modo approfondito ci permette di prendere atto di tutti quegli elementi che non vediamo in noi stessi.
Come entrano in gioco queste peculiarità quando ci immergiamo in un progetto? Questa la seconda parte della giornata, dedicata all’approfondimento degli aspetti più personali ed emotivi nei progetti dei partecipanti.

Lavorare contemporaneamente su questi due piani conferisce ai progetti una ricchezza e una varietà inaspettate, una originalità di prospettive che evita le copie e le brutte copie della stessa idea e trasforma il nostro progetto in qualcosa di unico.
[Mehret Tewolde – coordinatrice di “The Smart Way”]

Un approccio quello di The Smart Way, che i partecipanti sembrano apprezzare particolarmente, come dimostrano non solo gli abbracci scambiati a fine week end, ma anche le dichiarazioni dirette di chi, a fine corso, ci ha detto la sua.