Generazione Ponte

Mi chiamo Abdullahi Ahmed, vengo dalla Somalia e sono in Italia da 11 anni. Rifugiato politico, mediatore interculturale, ideatore del Festival dell’Europa Solidale e del Mediterraneo, recentemente ho fondato un’associazione culturale che si chiama Generazione Ponte.
Insieme a me ci sono altri giovani rifugiati, seconde generazioni e italiani, accomunati dal desiderio di realizzare azioni concrete, capaci di essere ponte tra diverse generazioni e culture.

Siamo persone attive, studenti universitari, operatori sociali, mediatori interculturali e abbiamo lavorato in questi anni per altre persone, regalando a volte il nostro tempo, le nostre idee e la nostra passione. Ad un certo punto ci siamo sentiti maturi per muoverci da soli ed avere una struttura che possa essere uno spazio per chi è arrivato dopo di noi in Italia – stiamo parlando di rifugiati, giovani studenti e migranti – e vuole dedicare il suo tempo agli altri, non essere più oggetto ma soggetto attivo.
Il nostro è uno spazio dove porti le tue idee e sei tu il protagonista.

Noi vogliamo creare un ponte tra generazioni perché chi è qua da molto tempo non è detto che parli la stessa lingua di chi è arrivato recentemente in Italia. Noi che siamo quasi a metà strada possiamo creare ponti tra le persone. La prima cosa che abbiamo realizzato è portare una trentina di rifugiati, persone che sono in Italia da 5 a 10 anni, a fare conoscere i luoghi che hanno fatto la storia d’Italia e in particolare di Torino, la città dove abitiamo. Queste 30 persone, di 14 nazionalità, non erano mai entrate in un museo. Sono tutte persone che lavorano e che nel tempo libero stanno a casa o fanno altro. Ci è sembrato giusto stimolare conoscenza e consapevolezza, ingredienti indispensabili per diventare protagonisti della nostra società.

In questi anni ho lavorato molto per la mia famiglia che è rimasta in Somalia. Tutti noi delle diaspore investiamo nello sviluppo dei nostri paesi con le nostre rimesse. Per me l’investimento maggiore è stato nel percorso di studio dei miei fratelli. Sono figlio maggiore di una famiglia di 7 fratelli. Uno di loro oggi è diventato medico, mia sorella Zeinab è infermiera e mio fratello Hassan fa il quarto anno di architettura. Grazie al mio lavoro sono riuscito a sostenere i loro percorsi di studio e questo mi rende felice. Credo che la mia famiglia sia molto contenta di come sono andate le cose. Lo siamo tutti, perché stiamo indubbiamente meglio di 10 anni fa.

L’associazione Generazione Ponte è nata a settembre dell’anno scorso. Attualmente siamo in 14 soci di 10 diverse nazionalità.
Il mio lavoro consiste nel creare consapevolezza. In questi anni ho girato moltissimo nelle scuole italiane, ho incontrato migliaia di studenti e adesso il nostro prossimo progetto – per ora ancora un sogno – è di fare un programma di cooperazione con le scuole somale. Vorremmo partire dalle scuole, perché è vero, i pozzi servono, gli ospedali servono, il lavoro è importante per restituire dignità umana, ma la Somalia ha un problema profondo: una guerra che ci portiamo da 30 anni, una guerra senza fine. E’ una guerra senza neanche una ragione valida, perché i Somali sono 12 milioni , hanno la stessa lingua, la stessa religione, la stessa cultura; ci sono fiumi , la seconda costa più lunga dell’Africa tra Oceano Indiano e Mar rosso; le risorse naturali non mancano. Nonostante questo siamo oppressi da questa guerra.

La cosa che ho imparato in Europa e in Italia è che cosa vuol dire essere minoranza, essere straniero, ma essere tutelato per legge, nel rispetto della dignità umana e dello stato di diritto. Ho imparato il valore della democrazia e del vivere in pace. Mi piacerebbe tornare in Somalia portando un progetto che parta dalle scuole, per dire che anche gli europei hanno fatto la guerra, hanno combattuto, distrutto completamente le loro città. Però hanno saputo guardare oltre, dire basta alla guerra, e vivere uniti nelle diversità. Se è stato possibile in Europa, deve essere possibile anche in Somalia. Perché non provare?

Generazione Ponte cerca un partner tra le ONG italiane per realizzare questo progetto nelle scuole somale. Grazie anche agli strumenti messi a disposizione dal gruppo di lavoro del Summit Nazionale delle Diaspore e ai contatti che si attivano, speriamo di poter essere un partner strategico. Siamo molto interessati ad iniziare una collaborazione proficua con le ONG, con umiltà, perché da soli non si va da nessuna parte e adesso più che mai è necessario mettere insieme tutti i pezzi della società civile. Per questo siamo qui oggi!

(Testimonianza raccolta nel corso del seminario “Formare e organizzare le associazioni di migranti per la Cooperazione Internazionale”, tenutosi a Roma il 30 marzo 2019)

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