Alla Casa delle Culture di Bari  il 14 settembre il Summit Nazionale delle Diaspore ha incontrato le associazioni della Società Civile.  I partecipanti rappresentano organizzazioni impegnate in diversi campi: dalla mediazione interculturale alla cooperazione allo sviluppo/educazione alla cittadinanza globale, giornalismo e comunicazione, interazione culinaria e animazione universitaria attraverso scambi culturali tra studenti e atenei.

La loro rappresentanza variegata e la loro descrizione del territorio rispecchiano una realtà pugliese molto dinamica e storicamente attiva. Dopo la sessione in plenaria del mattino, nel pomeriggio due working group si sono confrontati sulle reti territoriali, l’accesso alle risorse per l’avvio di progetti e i principi di una comunicazione efficace.

Riguardo alla possibilità di rafforzare lo scheletro esistente di una rete regionale, i partecipanti hanno sottolineato come le potenzialità delle Consulte regionali, provinciali (Lecce) e comunali (Lecce, Bari e Foggia) non siano state sufficientemente valorizzate né dalla politica locale, né dalle comunità stesse. E’ stata inoltre evidenziata un’attenzione delle Consulte e delle associazioni sui temi dell’accoglienza e della tutela, mentre scarsa è la collaborazione sui temi della Cooperazione allo Sviluppo e su Educazione alla Cittadinanza Globale. Come in altri territori con cui il Summit delle Diaspore si è confrontato,  anche a Bari le esperienze di reti di associazioni si sono limitate ad un’unione funzionale a specifici progetti e non ad una rappresentanza strutturale.

La comunicazione è stata individuata come possibile ambito di azione comune e anello di congiunzione fra le realtà del territorio. Vi è infatti l’esigenza comune di modificare la narrazione corrente, evidenziare buone pratiche e mostrare la ricchezza espressa dalle diaspore.

Bisognerebbe quindi operare insieme per creare una comunicazione inclusiva, che valorizzi il ruolo dei gruppi meticci (italiani e persone con background migratorio) nelle questioni che appartengono a tutta la società, non solo ai migranti. Una comunicazione che dovrebbe mostrare l’Italia plurale, sottolineando il grande vantaggio che il paese può trarre da comunità più aperte.

Per questo è necessario che le diaspore lavorino con gli attori della società civile e della cittadinanza attiva, perché l’incontro è cruciale per cambiare le percezioni e il racconto.  Ma serve anche raccontare la contemporaneità dei paesi di origine, spesso tecnicamente avanzati, la loro capacità di elaborare una cultura che non sia solo ancestrale ma rappresentativa della modernità.

Un incontro proficuo e stimolante, che speriamo abbia prodotto sul territorio un rinnovato spirito comune, capace di creare sinergie e nuove visioni e di dare impulso a una riflessione sulla cooperazione nei paesi di origine.