ASSOCIAZIONE WATINOMA – HADO & FLORA, QUANDO IL BURKINA INCONTRA L’ITALIA.

Il ruolo dei migranti è chiave per la creazione di relazioni tra gli italiani e le comunità locali, per il loro lavoro di mediatori. Il loro pendolarismo è risorsa relazionale fondamentale. Senza, non vi sarebbe la possibilità di mantenere in modo constante rapporti di scambio e creazione di fiducia. E’ capitale sociale per lo sviluppo.

Hado Ima, è il fondatore dell’Associazione Watinoma in Burkina. Emigrato burkinabé, musicista, è stato bravissimo a mantenere e rinnovare negli anni il legame forte tra il Burkina e l’Italia.

Tutto è partito dal Burkina quando, nel 1999 è nata un’associazione culturale composta da un gruppo di musicisti locali.Questi musicisti sono stati invitati più volte in Italia, dove Hado viveva, tanto che poi è nata nel 2004 una collaborazione italo-burkinabé, che ha portato alla creazione di un’associazione gemella Ital-Watinoma nel nostro paese.

Photo@Watinoma

In Watinoma il Burkina incontra l’Italia. L’associazione mista ha  oggi 12 soci e una ventina di volontari impegnati in ambito culturale e di cooperazione allo sviluppo.

Flora Tognoli è l’anima italiana del gruppo, senza la quale tutto quello che stiamo raccontando non sarebbe stato possibile.

Koubrì è il villaggio dove i musicisti si recano per costruire tamburi. Si trova nella regione di Kadiogo, nel centro del Burkina Faso. Qui i musicisti hanno acquistato un terreno dove hanno edificato una casa per l’associazione culturale. In questa struttura danno spettacoli, realizzano un festival, offrono ospitalità, e gestiscono un ristorante BIO. Sono vicino alla capitale a 25 km da Ouagadougou. Per anni Watinoma ha sostenuto con propri finanziamenti le attività culturali in Italia e Burkina, attraverso raccolte fondi, attività culturali e l’organizzazione di viaggi di turismo solidale e di campi lavoro, ad esempio per la riforestazione o per attività di sostegno all’educazione dei bambini. Con i fondi raccolti attraverso le diverse attività l’associazione ha acquistato 2 ettari di terreno che ha dedicato all’agricoltura biologica, occupando circa 50 donne. Inoltre Watinoma ha edificato e gestisce una scuola primaria che è stata riconosciuta dal Ministero dell’Educazione del Burkina. La scuola ospita 170 alunni. I maestri sono stati assunti dall’associazione che sostiene i costi anche con adozioni a distanza. Insomma l’associazione è diventata un attore importante per lo sviluppo locale sostenibile di Koubrì.

Photo@FulvioZubiani

Per questo l’associazione Watinoma è stata contattata e coinvolta dal progetto Fondazioni for Africa Burkina Faso. Un progetto che ha dato l’opportunità di impegnarsi in un percorso di rafforzamento dell’associazione, in ambiti come la comunicazione, la gestione finanziaria, la progettazione. L’accompagnamento è stato offerto da alcune ONG come Mani Tese, Lvia, Acra, Cisv. Durante questo percorso Watinoma è stata selezionata per un progetto di sviluppo dell’agricoltura biologica, che ha condotto in modo indipendente, con il sostegno delle Fondazioni e del CeSPI.

L’associazione lavora oggi con la comunità locale, con un gruppo di 50 donne, per la gestione dell’acqua, per la resilienza, per la trasformazione dei prodotti agricoli, per l’accesso al mercato. E tutto ciò in rete con altri soggetti, come l’organizzazione burkinabé CNABio (Conseil National de l’Agriculture Biologique) per la certificazione partecipata, Slow Food, e con le OSC. La buona riuscita dell’iniziativa ha fatto che sì che ora vi siano richieste di altri contadini per convertire le produzioni al biologico.

Contemporaneamente l’associazione è entrata in partenariato con la ONG Tamat di Perugia, per la realizzazione di un progetto di rientro volontario finanziato da AICS. Il progetto si chiama Rasad e prevede l’accompagnamento di migranti burkinabé che intendono rientrare nel paese di origine volontariamente.

Photo@NatasciaLocati

Il ruolo dell’associazione è importante perché consiste nell’entrare in contatto con i migranti e offrire loro servizi per il rientro, accompagnandoli anche in loco per la reintegrazione. E’ stato lanciato un piccolo bando per chi chiedeva di accedere ai servizi per il ritorno. I migranti sono per lo più di lunga data e vogliono ricongiungersi alla famiglia rimasta in Africa. Alcuni hanno avviato piccole iniziative economiche in Burkina, di allevamento, produzione e trasformazione agricola. LA particolarità di questo progetto è che il rientro non è condizionato al ritiro del permesso di soggiorno, al contrario di quanto richiesto nei progetti di ritorno volontario del Ministero degli Interni.

Photo@NatasciaLocati

In termini di partenariato, la partecipazione al progetto Fondazioni for Africa Burkina Faso è stata estremamente positiva. L’associazione ha potuto acquisire nuove competenze, rafforzarsi. D’altra parte l’impegno richiesto è stato importante e si è in parte scontrato con le difficoltà tipiche del volontariato, e cioè la scarsa disponibilità di tempo e risorse. In alcuni momenti le attività sono state gravose: molte riunioni, incontri, gestione della contabilità, procedure di rendicontazione.

La convenzione firmata con le Fondazioni per il progetto sull’agricoltura biologica, ha posto, seppure con risorse finanziarie molto inferiori, l’associazione Watinoma allo stesso livello delle ONG, ma, al contrario di queste ultime l’associazione non poteva contare su personale stipendiato e risorse. Di qui la decisione di strutturarsi meglio e di impegnarsi nell’avere una prima persona stipendiata a tempo pieno dal 2019.  Del resto negli ultimi tre anni l’associazione ha saputo gestire circa 100 mila euro all’anno. L’associazione ha quindi intrapreso un percorso di rafforzamento con l’intenzione di entrare nel registro dell’AICS e nel percorso del Summit Nazionale delle Diaspore.

L’esperienza di Watinoma, un’associazione mista burkinabé e italiana è positiva. Essere un’associazione mista rappresenta già di per sé un segno di interazione che si esprime poi nelle attività culturali e di cooperazione. Entrare nel sistema della cooperazione non è semplice ma è possibile. L’associazione auspica che i requisiti per accedere alla cooperazione guidata da AICS non diventino sempre più esigenti. La crescita delle dimensioni dei progetti rischia di tagliare fuori le piccole associazioni. Importante quindi lavorare di più in partenariato ma mantenere anche la possibilità di poter investire in iniziative come quella che l’associazione svolge con il villaggio di Koubrì.

(Foto di copertina @NatasciaLocati)

By |2019-02-12T12:56:19+00:00Febbraio 8th, 2019|Categories: News, Storie|Tags: , , , , , |
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